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La nostra storia – Seconda parte

Gli anni trascorrono ma il desiderio di ritornare a Medjugorje rimane.
Torniamo nell’estate 2004 con Luca durante una vacanza in Croazia. Non si era programmato di andare a Medjugorje, ma visto che da Zadar si era a circa 200 km. decidiamo di metterci in viaggio. Sorge però il problema del documento per Luca ancora minorenne, nessuno sapeva indicare se la sua carta d’identità valida per l’espatrio poteva essere sufficiente anche per la Bosnia, nemmeno la polizia locale. Molti dubbi pervadevano in noi, ma alla fine decidiamo di partire comunque e alla dogana tutto va bene senza nessun controllo in quanto i doganieri stavano mangiando dei panini. Siamo in Bosnia Erzegovina. Arriviamo a Medjugorje e come al solito ringraziamo la nostra grande Mamma, con Luca saliamo la Collina e il Monte della Croce, e poi dopo due giorni ci prepariamo per il rientro a Zadar. Qualcuno però ci dice che probabilmente sarà un grosso problema rientrare in Croazia in quanto a Luca serve il passaporto, non solo la carta d’identità. Ripartiamo con l’ansia nel cuore. Al confine il poliziotto fa segno di passare senza ancora una volta nessun controllo. Non sapevamo come ringraziare la Gospa che aveva concesso a mia moglie di portargli quel figlio di 15 anni desiderato, ma che difficilmente avremmo potuto avere in seguito alla mia malattia. Al termine del pellegrinaggio di 15 anni prima, aveva confidato alla Vergine:”Ti saluto cara Mamma, io vado ma tu sai che cosa ho nel cuore”. Penso che Maria già da allora ci guidava col suo amore.

Terminata questa storia, ritorniamo a Medjugorje nell’estate 2007 solamente io e Marisa: quell’anno avvenne qualcosa di importante.
Dopo alcuni giorni di permanenza a Medjugorje, Marisa mi dice che vorrebbe tornare a casa perchè si sente riposata e serena e quindi propone di variare il programma che ci eravamo prefissati. Io le rispondo seccato che mi era piaciuto rimanere lì, ma non mi sentivo ancora riposato e avevo bisogno di un vero riposo al mare. Piuttosto arrabbiati ci indirizziamo verso Makaska per imbarcarci alla volta dell’isola di Brac dove rimaniamo per una settimana.
Tornati a casa si riprende il lavoro e la vita di sempre, ma una sera, rincasando alle 17,45, sento suonare le campane della Chiesa del mio paese che annunciavano la Messa vespertina e avvertendo uno strano richiamo, decido di andarci,

Ascolto la S.Messa piuttosto intensamente e mi stupisco di questa scelta fatta che mi lascia un senso di gioia mentre torno a casa.
Il giorno successivo cerco di ultimare il lavoro prima del solito perchè sento il bisogno di ascoltare un’altra omelia durante la S.Messa. Da quel giorno, spesso nel tardo pomeriggio guardavo l’orologio per non far tardi all’appuntamento che ormai per me era divenuto di primaria importanza.
Probabilmente, anzi sicuramente, le preghiere di mia moglie per la mia conversione stavano dando i primi frutti.
Inizio a capire che la preghiera è una delle cose più importanti a cui tutti noi dobbiamo ambire e quindi inizia il mio lento cammino spirituale.
All’esigenza della S.Messa si unisce l’Adorazione al S.S.Sacramento e così via.

Nel maggio dell’anno successivo ritorniamo a Medjugorje, in questo posto meraviglioso, ringraziamo Dio e la cara Mamma per tutte le grazie che ci hanno donato e con devozione partecipiamo alle funzioni parrocchiali allietate da semplici canti e musiche del coro che toccano il cuore.
Durante il ritorno a casa, riascoltando il CD di quei canti, proviamo forti emozioni che fanno rivivere il vissuto dei giorni precedenti.
Dopo quest’ultima esperienza, ogni tre, quattro mesi, sentiamo la necessità di voler ritornare là: è come se una forza ci chiama continuamente e ci attrae a tal punto da risponderle sempre in modo affermativo.

Un secondo aneddoto decisivo segna il nostro cammino e le nostre scelte future: durante un successivo pellegrinaggio, ci troviamo al parcheggio situato ai piedi della Collina delle Apparizioni. Improvvisamente vediamo un pullman proveniente da un piccolo paese vicino al nostro. Ci fermiamo a parlare con Romeo l’autista, una persona molto simpatica, che probabilmente era il gancio che il Signore e Maria avevano inviato per accalappiarci e dopo qualche chiacchiera ci salutiamo e proseguiamo per la Parrocchia.

Il giorno successivo nella mia mente si affaccia l’idea di far provare queste bellissime esperienze ad altre persone e quindi chiedo a Marisa un parere sulla possibilità di organizzare un pellegrinaggio aperto ad altre persone.
Lei stupita e incredula, li per li non sa cosa rispondere, poi riflettendo con calma, accetta.

Pensiamo immediatamente a Padre Francesco come possibile guida spirituale, è un frate francescano umile e simpatico che conosciamo da anni e decidiamo di chiamarlo subito al ritorno a casa. Nel frattempo avendo conosciuto l’autista, mi rivolgo alla sua agenzia per il noleggio del pullman.

Al ritorno da Medjugorje contattiamo il Padre, il quale con grande gioia da parte di entrambi, ci dà la disponibilità per il pellegrinaggio per giugno dell’anno successivo ed è a quel punto che contattiamo l’agenzia per il pulman. I primi due tasselli del puzzle erano posizionati. Per gli alloggi inizio a telefonare ad alcuni alberghi dei quali in precedenza avevo avuto contatti, ma purtroppo avevano già prenotazioni per tutto il mese di giugno. Non mi rimaneva che l’ultimo numero telefonico, quello di Jakov il veggente al quale avevo chiesto precedentemente se alloggiava (per sentito dire). Mi risponde affermativamente.
Ero molto titubante e sinceramente non so il perchè l’avessi lasciato per ultimo, sta di fatto che alla mia richiesta ho avuto una conferma positiva. Era incredibile! La Madonna permetteva che il nostro primo pellegrinaggio fosse nella casa di un veggente! È stato stupendo! Altro importantissimo tassello.
Nel successivo pellegrinaggio cerchiamo un ristorante per la sosta pranzo e qui la scelta cade su un ristorante a metà strada, in Solvenia con un grande e comodo piazzale per il pulman.

Mi informo poi per la polizza assicurativa e per tutto quello che serve per poter iniziare questa grande avventura. Non resta che ricercare i pellegrini, cosa non semplice da farsi.
Pensiamo di mettere delle locandine nelle chiese dei paesi limitrofi al nostro e ad un passaparola tra gli amici. Iniziano così le iscrizioni, alcuni amici sono entusiasti e fanno promozione, arrivano i primi 20 iscritti. Poi però i giorni passano, il telefono non squilla, trascorrono 15/20 giorni senza l’ombra di una telefonata. Cominciano le notti in bianco, la preoccupazione di non riuscire nel nostro intento e la mancanza di fiducia nella nostra cara Mamma. Disperati, dopo una notte insonne, il mattino mi alzo e vado al lavoro pregando la Madonna, dicendole che quello che stavamo iniziando a fare non era per noi, per nostri interessi, ma per Lei e chiedendole aiuto. La stessa cosa senza saperlo l’aveva fatta anche Marisa.

Torno dal lavoro a mezzogiorno e come sempre chiedo a Marisa se qualcuno avesse chiamato. Alla sua ennesima risposta negativa, crolliamo nuovamente nella preoccupazione. Dopo mezz’ora finalmente il primo segno: squilla il telefono e si iscrivono tre persone, poi nuovamente due e nel pomeriggio altre tre persone.
Questo è stato per noi un grande segno del Cielo, un grande segno della Provvidenza celeste: nei giorni successivi arrivarono altre telefonate, altri amici portarono parenti e così riempimmo il nostro primo pullman.

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